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Volevo essere un gatto.

Pensieri dalla mia mente senza censure.

Tornare indietro è l’indicibile desiderio di sparire

A me piace sparire.

A me piace tornare.

E nulla è come prima,ma nulla è cambiato.

La leggerezza, l’edonismo accecante, da rendere i giorni confusi e senza sentimenti.

Penso. Ricordo con nostalgia.

Mi offendo, mi strappo, accortoccio, sabotamdomi e sfidandomi per pagare il pegno della scelta.

Ho scelto la normalitá.

Quella che non mi appartiene e mai mi appatrerrá. E ora devo pagare.

Nuda, nuda da tutto.

Pallida, debole, fragile. 

Vedo il sangue fluire e il mio corpo sparire. 

La mente si annebbia, ma il rosso mi rapisce, come un toro sono attratta da quel rosso che non si ferma.

Poi mi sveglio.

Mi sveglio e non posso.

Vorrei potere.

Potere è volere, ma io sono in gabbia.

La normalitá, io sono la sua prigioniera

Date e scadenze.

Io vorrei solo poter sparire.

Il tuo amore mi sta fermando, ma io sono fragile.

La sento arrivare, la caduta.

Tempo di chiudere.

Forse (togli il forse) non sono piú io.

Non sono piú la persona che scriveva qui. Non sentiamo piú ,o quasi piú, le stesse cose.

Ho amato questo spazio e mi ha savato. Ma credo sia ora di crearne un altro.

Uno nuovo per la me di adesso.

Ma non cancelleró questo, amo rileggere tutto nei momenti di nostalgia.

Nostalgia di momenti, sensazioni, luoghi e persone che nemmeno volendo potrebbero tornare ad appartenerti. 

Ti ho amato. Ti ho amato casa dei miei pensieri, delle mie parole mute, mai dette.

Ma la vita prosegue e bisogna lasciare andare. Odio farlo. 

Metteró presto il link del mio nuovo spazio, appena tutto ció prenderá forma definitiva. 

Alla prossima lettura.
S.

E capita di non saper parlare

Quindi qui non si scrive piu.
No, non sono ancora al punto di aver perso padronanza della mia madre lingua (o quasi), ma il mio laptop ha deciso di donarmi il suo ultimo respire qaulche mese fa, passando a miglior vita dopo esattamente 8 anni insieme. Per cui oggi il mio ragazzo esasperato ha acconsentuto a lasciarmi il suo (mossa che io considero alqaunto rischiosa, non sono molto gradita alla tecnologia moderna). Per cui tastiera inglese e no accenti.
Mi hanno private della mia italianeita (per appunto).

Ma se non scrivo, e` sempre una cosa bella.
Non scrivere per me significa non avere problemi, vivere la mia esistenza in pausa da attacchi di panico e DCA.
Ma sto scrivendo. E aggiungo che avrei dovuto farlo mesi fa.

Il tutto ha inizio a Settembre.
Avevo iniziato un Apprenticeship Program in una Nursery che mi teneva occupata dal Lunedi al Venerdi (il classico Monday to Friday job per capirci).
Causa dei wage troppo bassi (era incluso il corso al college per la qualifica in Childcare, necessaria per il tipo di lavoro da me svolto) sono stata costretta a tenere il lavoro come cameriera nel stressante e sempre affollato branch della catena fusion giapponese rivisitata come dico io, (per cui molto amata) della mia citta.
Tradotto: Lunedi al venerdi dale 8 alle 17 alla Nursery e dal venerdi alle 18 turni al ristorante (ovviamente sia pranzo che cena , con chiusura sia sabato che s=domenica).
Ero esausta.
Il tutto ha portato il mio corpo a un collasso generale.
Ho preso il raffredore alla prima settimana a contatto con i miei amati bimbi, che mi mancano da morire tuttora.
Nulla di grave mi sono detta, ho inziato con i vari pain relief e company, ma non passava.
Sono cosi andata a fare una visita dal dottore, che ogni volta che ci metto piede sento la mancanza della sanita italiana.
Nonostante le mie due settimana di reffreddore peso non stop, mi manda a casa dicendomi che non avevo nessuna infezione e che sarebbe passato.
Ma non e stato cosi.
In una settimana ho avuto un crollo generale.
Alla nursery mi rendevano la vita impossibile (hello racism, ero l`unica non inglese, a parte la donna polacca trattata peggio di me e la Manager spagnola naturalizzata inglese con tanto di cittadinzanza ecc), facendomi passare letteralmente tutta la settimana a pulire e basta. Sul college sarebbe meglio non parlarne nemmeno, le lezioni erano una farsa assurda, con test a livello di seconda se non prima superiore, nonostante non sia nemmeno la mia lingua madre. Ma a quanto pare per quelle adolescenti e non nel mio corso erano impossibili.
Dopo quella splendida settimana da donna delle pulizie ho deciso di licenziarmi. Da li, il deliro.
Ho deciso quindi di farmi due settimane in Italia a casa, giusto per prendere una boccata di aria fresca, nonostante fossi costantemente sotto pressione per sistesmare le faccende buricratiche dato che io avevo due lavori (tradotto pagavo una cosa come 500-600 sterline di tasse sulla busta paga ogni mese).
Ma grazie a dio su queste cose sono abbastanza veloci e una volta avuti tutti i documenti ho riavuto il giusto tax code e il rimborso dei miei soldi.
Ad ogni modo appena messo piede in suolo britannico, il raffreddore e tornato forte come prima, degenerando in un infezione o otite perforante che mi ha costretto a correre al pronto soccorso in piena notte con le orecchie sanguinanti e tutta la paura di chi appena a 20 anni si trova a frinteggiare tutto questo in uno stato che nemmeno e il suo, senza nemmeno sapere come comportarsi o dove si trovasse l`ospedale.
Ad ogni modo ho preso un taxi e all`ospedale ci sono arrivata.
Ma ora arriva il bello.
Mangiavo a malapena una feta di pane tostato alla mattina e succo d`arancia durante il giorno, a meno che il mio ragazzo cucinasse per me o mi costringesse a mangiare.
Arrivata  linfermiera stabilise che era un infezione per cui mi misura la pressione che non poteva essere piu bassa di cosi, idem per la mi temperatura corporea nonostante linfezione in atto.
Decide per cui di fare piu test, per cui mi viene efettuato un prelievo da una infermiera assassina (e ancora sento la mancanza di casa) in quanto la pressione sanguinia fosse talmente bassa da non permettera al sangue di uscire.
Ricordo l`ago e il laccio, lei che smuove il tutto e io che sbiascico in un inglese poco chiaro che sto per svenire.
Ed e poi avvenuto.
Ho quindi vinto in regalo il primo aflebo della mia vita, piu le analisi nuovamente e l`esito di un infezione in atto.
Rispedita a casa sono stata costretta a una settimana da incubo, alimentata da antibiotico e brufen.
Ero un vegetale, passavo le mie giornate a dormire, smangiucchiando piccolo bocconi prima delle medicine.
Ho allora deciso di spiegare per bene al mio ragazzo i miei problemi. Sentivo che le cose mi stavano sfuggendo di mano ancora.
Da quando ho iniziato la mia vita qua ho preso troppi chili, dovuti al fatto che non ho piu ne modo ne tempo di controllare tutto come prima. E soprattuto per il lavoro e gli orari mangio davvero cio che capita.
Ma negli ultimi tempi qualcosa e scattato di nuovo.
Tempo di tornare al lavoro ed ecco che ho avuto la mia prima abbuffata con vomito, con laggiunta della vergogna che ha portato una cosa nuova, il taglirasi. Mai mi era capiato prima, ma non ho pensato, mi sono solo ritrovata con il sangue e due solchi profondi. E non ho nemmeno ben chiaro il come, come se fossi sotto leffetto di droghe o allucinogeni.
Ma appena il non sentire si e tramutato in dolore, ho realizzato. E se devo essere sincera ne avrei voluto ancora.
Ma sapevo che il mio ragazzo stava arrivando e siccome ha le chiavi di casa, non avrei nemmeno Saputo il momento del suo arrive e me lo sarei ritrovata davanti. Ho per cui ripulito il tutto, ma i segni sono rimasti.
Qualche giorno piu tardi ha visto quei tagli netti ed inequivocabili.
Non so nemmeno perche ne scrivo qui in realta.
Sento solo il bisogno di “vuotare” il sacco.
E quell0 e stato l`inizio.
Due mesi in cui la mia vita e cambiata, alterno dugiuni a vomito, che a quanto pare capita anche in luogo pubblico ora.
Sto considerando effettivamente di trovare una psicologa qua, anche se sono al quanto spaventata a segnararlo al gp in quanto dalle testimonianze di amiche qua ho capito che ho molto comune in caso di attacchi di panico abbastanza frequenti  e le crisi depressive come sta capitando a me, prescrivere medicinali e basta. Per quanto riguarda il resto non so bene come funzioni, ma non so bene se sono pronta ad andare in terapia ancora e soprattuto non mi ritengo malata a tal punto di averne bisogno (per non parlare della disponibilita economica).

Detto tutto, concludo che e meglio se non scrivo.
E soprattuto per le persone che sanno, sono sparita perche non avevo e non so nemmeno se al momento ho le forze di parlarne di queste cose e non voglio essere da trigger per  nessuno (cosa che nei miei giorni no, potrebbe capitare).

Spero che la sarcastica e strana me torni il prima possibile.

 

 

Il mio buco nero

Ci rischi e ci ricadi. Quanto è bello rivederti là, calde braccia accoglienti del non sentire. Non lasciatemi andare ancora.

Io sono vostra. Cullatemi dove non si può sentire nulla. Dove non c’è il corpo e non ci sono i sentimenti. I bisogni e le necessità.

Fammi sentire leggera ancora, ti prego. Giuro che non mi libererò più di te. Fammi sparire. 

Io non voglio sentite. Non voglio più.

Vivere fa troppo male, voglio essere ancora troppo debole per riuscirci.

E forte per fuggire da tutti. Non sono importanti.

Piccola. Voglio essere piccola e invisibile. Rendere tutto migliore e sparire.

 

Ah oggi va così

https://www.youtube.com/watch?v=XuyKRchhmt8

Ah oggi è così.
Era così ieri, lo è oggi e lo sarà domani.
Ballo, la musica è dentro me e la voce esce. Ma se chiudo gli occhi quello che vedo è quel volto.
Ero tanto così da farcela stavolta. Non c’è più tempo, finite le possibilità. Non ce ne sono più.
Preoccupata dalla tua sparizione, me ne sono andata io.
Che dire?
Lasciare andare, andare avanti.
Amare e vivere.
E ci riesco pure.
Ma mi manchi. E io non credo di mancarti.
Come faccio a spiegarlo alla gente?
Come lo spiego alla persona che ora è al mio fanco?
Glielo dici tu che io sono una delusione continua?
Sento il bisogno di averti qua, ma non ci sei.
Sento il bisogno di sperare di vederti in un ipotetico futuro.

Ma a quanto pare mi devi solo mancare.

Tutto mi deve solo mancare.

Cosa vuoi che ti dica?

Il panico.

Sto mescolando cose, sentimenti,sensazioni e follie che mai nemmeno dovrebbero incontrarsi.

Due treni e un binario. Si spera solo nel minor numero di feriti possibili, felicità se non ci sono morti. Certa è solo l’impossibilità di evitare che tutti ne escano illesi.

Voglio quello che non vorrei volere e me ne vado. O almeno tento di farlo, sono talmente persa che lascio l’unico pezzo di carta che attesta chi sono nella mia buco-camera inglese.

Il mio sapore sulle labbra, il mio cinismo che ha colpito audace dove non doveva. Ho visto cambiare il tuo volto, lo vedo cambiare sempre quando se ne parla. Ma è stato troppo audace, ha già paura di aver esagerato e che resterà ben presto senza di te. Io non sono mai la strada facile da percorrere, non mi si può scegliere a meno che non si soffra di una forte forma di autolesionismo ben radicata. E io voglio sapere che strada prenderai quando poi non sono nemmeno capace di prendere un aereo senza te.

Sono spavalda, ma mi faccio cullare dal tuo profumo in treno. Il mio maglione da di te, i miei polsi…. se chiudo gli occhi sei qui. Essere romantica, cosa mi sta succedendo?

Amare? Farlo ancora? I miei occhioni blu hanno deciso di darmi il permesso di andare avanti o semplicemente tu te lo sei preso. E hai fatto bene. Mi hai travolto, sconvolta con le parole che tu sai usare anche meglio di me. Mi hanno letteralmente stravolta, ribaltata. Cose che io non ho mai visto, mai sentito… tu ne sapevi e ne sai sempre una nuova. Ps conversazioni occasionali sono diventate frequenti, meno occasionali, una conseutidine. Ora dipendenza. Come il bisogno dei nostri corpi di sentirsi. Io non penso di poterne fare a meno, ne di uno ne dell’altro. Non so come sia capitato, ma è assurdamente unico e straordinario come mi sento se tu sei al mio fianco. Non volevo che capitasse, e lo volevo terribilmente allo stesso tempo. Mentre aspettavo con te l’autobus, quando mi hai chiesto il numero e hai iniziato a scrivermi sempre dopo il tuo turno per passare ore a parlare di tutto e del nulla. Ci siamo scoperti, spogliati, esposti… studiati accuratamente. Ci conosciamo in quasi ogni piccolezza. Sai a cosa corrisponde quel mio sorriso, quel mio sospiro, quel verso. Non devo parlare; tu lo sai. Se anche tu mi abbandonassi ora penso che sentirei quella morsa che mi ha stretto un anno fa dietro la porta, che mi ha fatto morire per un mese. Che si è presa troppi pezzetti di me che mai mi ridarà indietro e non voglio perderne altri. Ma so che te ne prenderai.

Quella che scappa

Sappi che io avanti non ci vado perchè non ci voglio andare.
Perchè non ce la posso fare, vorrebbe dire dimenticare. Dimenticare quei ricordi che mi tengono in vita.
Ma a volte mi maledico, io non ho lottato.
Io quando ho paura scappo. E sono scappata ben lontano da te, avevo troppa paura per riprenderti.
E la vita va, le cose succedono, le persone passano e noi siamo. Esistiamo nelle nostre vite, ma non più insieme. Vorrei davvero sapere come saremmo ora.
Non so nemmeno chi sei.
Io non sono quella che ero. Nemmeno una lontana paremte. Nemmeno ti piacerei più.
Quella purezza e dolcezza che amavi non ci sono più. Credo sia rimasto solo lo sguardo penetrante dei miei occhioni da panda, che capisci subito cosa penso. Che quando sono velati sai cosa sta per succedere. E tu mi salvavi sempre senza nemmeno saperlo.
Sappi che mi aggrappo ancora ai tuoi ricordi per salvarmi quando sto male.
Ero troppo. Sono troppo. Nemmeno io mi so gestire.
Scappo. Che va sempre bene.
Sappi che non sto male,ma nemmeno bene.
Darei tutto per un minuto di vita con te, anche dovesse essere l’ultimo.
Ti ho idealizzato, sappi che lo so. Ma eri tutto e probabilmente lo sarai.
Sappi che non riesco più ad amare.
Che ti cerco negli altri nella speranza di trovarti.
Non avresti sopportato di vedermi con un altro al mio fianco. Non immagini nemmeno con quanti io sia stata da quando tutto è finito. Ma sono qui per rassicurarti, non ho mai provato niente.
Sappi che provo un impulso atroce di lanciare il cellulare da qualche parte quando vedo che tu invece ce l’hai fatta.
Che muoio dentro,ma spero sempre che lei ti ami anche più di quanto potessi farlo io.
E spero davvero di essere diventata l’illusione, l’illusione dell’amore. Spero che tu abbia scoperto che è vero ciò che provi ora e non quello che provavi.
E io me la caverò.
Mi passerà, o vivrò così sempre.
Con quel nostalgico desiderio di averti al mio fianco, perchè nemmeno ci provo a voler sentirmi così con altri.
Ma prometto ce prima o poi lo farò.
Muoio nel cercarti, nel sognarti e nel sapere che nemmeno potrei incontrarti per sbaglio.
Ma poi mi ricordo che è questo che mi ha portata qua.
Mi ricordo che vederti e non saperla gestire mi uccide, che quindi è meglio non vederti.
Meglio non averci nulla a che fare con i sentimenti.
Così resterò nella mia confusione per un pò, chissà quanto ancora.
Ma tu sei ancora in tutto quello che faccio purtroppo e non accenni nemmeno ad andartene.

Che ne sanno loro

Lenta e leggera.
Fottutamente leggera per il peso che mi trascino.
Una strada, un’altra, un bivio e un incrocio.
Una rotonda forse?
Sono salita, scesa, rotolata, caduta e rialzata.
Ho smesso di girare, e tutto ha iniziato a girare intorno a me.
Mi sono fermata e ho respirato.
Ho guardato quelle anatre pregandole di fare cambio, in quello specchio d’acqua a perdere il giorno, baciate dal sole.
Ha scaldato anche me.
Lo stupore, l’ebbrezza.
Il ritardo e il rischio.
La novità nel quotidiano. Conversazione lunghe, vite spiegate e trame dispiegate.
Puzzle che si completano, è tempo di iniziarne di nuovi.
Voci sconosciute in luoghi familiari tanto quanto stranieri.
La meraviglia della grandezza, una chiesa di notte, una batteria senza nemmeno saperla suonare. Mani sconosciute a guidare quel caos melodioso.
Respiro nelle orecchie.
Colloqui, prove…
Un lavoro più grande di me, visto tanto semplice da quegli occhioni color cioccolata che mi imploravano di non andarmene dopo solo mezzora di vita insieme.
Ma ho capito che anche solo un secondo, un attimo, può sconvolgerla.
Penso che abbia sconvolto.
Ha spazzato via tutto in una frase in lingua straniera.
Ribaltata e incuriosita, riportata alla vita.
Riportata a riapprezzare il brivido, l’incerto… L’attimo che rende tutto pieno di senso.
L’attivo che ha riattivato la mia mente, l’attimo che mi ha concesso di riaprire i miei canali e fare uscire tutto.
Quell’attimo di distrazione che ti salva.
Quell’attimo che non puoi perdere perchè ti è stato destinato.
L’adrenalina.
Il corpo è potente e non ti importa più la forma.
Ti fa paura, ma hai deciso.
Ti fa paura, ma sai che sarà la tua vita.
Hai trovato il tuo modo di inserirti e non omologarti al sistema.
E sai che tutto quello che davi per impossibile potrebbe riaccadere. E sei terrorizzata.
Ma lo guardi e ne vale la pena.

Rotolini, lardo e good vibes.

Oggi ci sono 30 gradi, in Inghilterra! 30 gradi come ieri, sembra un sogno o un incubo!
Mentre gli inglesi si riparano all’ombra ci sono io, i miei nuovi 65kg che gravano sul mio corpo ( e no, non voglio più vergognarmi di dirlo, sono solo ingrassata, non ho ucciso nessuno!), con un crop top e i pantaloncini corti cercando di prendere più sola possibile, alternando musica afro, hit commerciali, Jovanotti… insomma tutto ciò che mi ricorda l’estate.
E questo mi fa sentire terribilmente a casa, mi fa sentire come se fossi in spiaggia, nella mia splendida riviera che ho odiato e amato per 20 ( quasi anni).
Per cui oggi non mi importa.
Non mi importa se sono bianca come un fantasma a fine luglio, non mi importa se sono mezza nuda come tutti in un parco e non mi importa dei rotolini che vedo, della pancia che non è più piatta o rientrante come un tempo… o delle cosce strisciante.
Sono lontani i tempi in cui il mio peso avrebbe scattato il ricovero per quanto sotto la norma. Ora sono tra la norma e il sovrappeso, dovrei perdere 10 kg dato il mio metro e sessantacinque, ma non mi importa.
Non mi importa non essere più la Sara dei 38 kg, anche se ammetto che rivorrei quel corpo.
Ma non mi importa più, potrei riaverlo solo in modo malato.
E non mi importa di essere la Sara morta e vuota, che sparisce e scappa e tutto. E che si odia.
Per cui non mi importa dei miei 65 kg, delle cosce striscianti e dei rotolini.
Io oggi ho deciso di voler amare il mio corpo, di volergli bene.
Non mi importa più di vivere ossessionato, da peso,calorie e tutto quanto.
Non mi importa.
Il corpo è l’immagine, per cui è importante. Bisogna volergli bene.
E al momento voglio bene alla mia nuova taglia 44 nonostante sia un pochino troppo, ma che su di me. è più sana della mia 36-38.
Certo ritengo che sia troppo, ma perderò quel peso in modo sano stavolta, perché voglio che sia così.
Farò del mio meglio, sbaglierò, ma non mi punirò mai più. Mi prenderò cura di me sul serio.

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